domenica 25 ottobre 2009

Enfants prodiges: piccoli talenti crescono

●●●C’è chi coltiva il suo orticello, (ora più che mai in periodo di recessione) e chi invece talenti e crede nelle capacità di un bimbo che vuol dire la sua nonostante la piccola statura e una manciata di anni. Certo è che dopo aver letto questo articolo non direte più “Sono solo bambini!”. Potrete pensarlo, convincervi di avere un’intelligenza superiore a quella di un marmocchio di dieci anni, ma non esserne del tutto sicuri.

La storia è semplice: un bambino che gioca, tutto nella norma. Lo è meno se il suo passatempo preferito è scrivere di moda, pubblicare un libro o addirittura criticare il cibo. Non proprio come giocare con le Barbie o fingere di suonare una chitarra collegata alla tv. Se poi provate a chiedere a questi ragazzi cosa vogliono fare da grandi, vi risponderanno che, pur non essendolo ancora, una carriera avviata ce l’hanno già e questo è un altro colpo basso visti i tempi che corrono. Il profilo medio di questi bimbi prodigio è molto simile per tutti: un metro e mezzo circa di altezza, età compresa tra i nove e i tredici anni, tutti rigorosamente americani. Di enfants prodiges ce ne sono molti, ma alcuni di loro si sono così distinti per le storie curiose, da aggiudicarsi un tam tam impressionante sui blog di mezzo mondo e sulle pagine delle maggiori testate internazionali.


Prendete per esempio la storia di Alec Greven, Colorado, 9 anni. Un bel giorno la maestra chiede alla classe di scrivere qualcosa che li avesse colpiti. Qualcuno avrà parlato di una giornata speciale o di un giocattolo, Alec sceglie di raccontare della fatica che si prova nell’avvicinarsi ad una ragazza. Il suo tema piacque così tanto alla maestra che decise di crearne un volumetto da vendere ai mercatini, notato poi da un editore a caccia di talenti.“Come palare alle ragazze” è oggi un delizioso best seller che regala consigli su come avvicinare le donne. Un bel colpo per l’ego dei farfalloni più incalliti.


O magari la storia di David Fishman, classe ’96, e della sua passione per la cucina. Tredici anni e già quattro da critico gastronomico. Su suggerimento della madre, David comincia a nove anni a scrivere riflessioni sui ristoranti che frequenta. Un giorno, stanco della solita pizza, si reca alla Salumeria Rosi, un piccolo ristorante di NewYork. Si siede e assaggia alcune portate, accompagnato dal signor Cesare, proprietario del locale. David prende appunti come un vero critico e la Salumeria Rosi si aggiudica un’ottima recensione. Da quel momento il ragazzo è passato sotto l’ala protettrice di Alan Richman e ora scrive per il New York Times. L’umiltà è ancora illesa per fortuna, il giovane Fishman sa che ha ancora molto da imparare, ma di strada ne ha gia fatta abbastanza. Lo si sente parlare come un uomo quando dice che il cibo è un lavoro e la cena in un ristorante è simile ad uno spettacolo teatrale, dove il primo atto è il servizio. Ama il pesce, i piatti semplici e si è innamorato dell’Italia e della sua cucina durante un viaggio qui nel Bel Pese, che sicuramente porterà nel cuore e trasferirà sulle pagine del suo taccuino.


C’è poi l’incredibile storia di Damon Weaver, che a soli 11 anni è il più giovane giornalista della Cbs e vanta nel suo curriculum numerose interviste da capogiro. L’ultimo colpaccio qualche tempo fa: Damon era determinato ad intervistare il presidente della Casa Bianca. Si prende quindi la briga di contattare alcuni uffici stampa per combinare l’incontro e alla fine ci riesce. Nei numerosi video che circolano su Internet lo si attendere seduto in una grande sala della Casa Bianca e finalmente stringere la mano di Barack Obama, che lo accoglie come se fosse uno giornalista adulto e parla con lui per circa dieci minuti, affrontando i temi più scottanti.


Tavi Williams invece è una vera celebrità blog che non ha nulla da invidiare alle sue colleghe più adulte. Ha solo tredici anni, e si descrive come “una piccola cretinetta che sta in casa tutto il giorno a progettare outfit fighi e provare giacchette e cappellini” e intanto il suo blog è diventato in poco tempo un vero e proprio punto di riferimento per le amanti della moda. Precoce sì, ma decisamente geniale!Scatta da sé le foto e le unisce a fiumi di parole e immagini di moda. Ha catturato l’interesse di numerose testate americane e si è già guadagnata una cover entrando a far parte del fashion system a tutti gli effetti.

Riflettendo su queste storie, mi viene in mente che qui in Italia nessun piccolo talento è sulla cresta dell’onda e semmai ce ne fossero, probabilmente verrebbero additati come diversi, strani e sarebbero oggetto di studi psicologici sulle devianze mentali e all’ordine del giorno di assurdi e noiosi dibattiti, inevitabilmente associati agli ultimi fatti di cronaca. Certo un undicenne dovrebbe ancora giocare, ma non credo di essere l’unica a preferire una ragazzina che parla di moda ad una che va in giro semi-nuda per strada. Sicuramente presto soffriranno il peso della celebrità e potrebbero essere tentati dall’aura di successo creato intorno a loro, ma come porre un freno alla passione di questi ragazzi? Sarebbe davvero giusto tarpare loro le ali solo e non permettere di seguire la propria strada? Senza contare che, età a parte, sono bravi, più dei loro coetanei, anche più di alcuni colleghi adulti e, perché no, magari raccomandati...■■■

5 commenti:

Angelica Scardigno 25 ottobre 2009 12:06  

io sono di un parere: i bambini devono rimanere bambini.
Non devono parlare di politica o essere già dei grandi critici o giornalisti..sai perchè?
perchè, diventati adulti, si annoieranno.
Non avranno più un obiettivo e duqneu non sapranno più come occupare il tempo.
E la noia fa bruttissimi scherzi...

Vito (grillociarlante),  25 ottobre 2009 12:40  

Ciao, avevo letto ieri questo articolo mentre sfogliavo la vostra rivista.
Sono d'accordo con Angelica che ha scritto prima
di me, il bambino deve vivere la fase da bambino, sai, mi è capitato spesso di vedere il volto di piccoli geni, e la maggiorparte non avevano quella luce negli occhi, che accomuna gli altri bimbi.
Vi è però da dire, che, quando un bambino dimostra queste capacità, non è giusto frenarle,
o come dici tu, tarpargli le ali, ma si dovrebbe
trovare quel giusto compromesso che facesse loro
vivere normalmente la loro fanciullezza, e nello
stesso tempo dare sfogo alla loro genialità.
Ti auguro una buona domenica, finalmente baciata dal sole.
Con sincera amicizia, Vito

Anonimo,  26 ottobre 2009 01:07  

Anche io sono d'accordo con Angelica e Vito.I bambini hanno quel tocco di spensieratezza,ingenuità,e vivono nel loro piccolo mondo.Credo sia più costruttivo e importante per loro andare a piccoli passi,e assaporare le cose pian piano,non facendosi carico subito dei problemi degli adulti.Poi secondo me tutti i bambini sono dei geni,hanno una marcia in più rispetto agli adulti,quella sensibilità che con l'andare del tempo,travolti dalle mille informazioni che vengono inculcate,purtroppo si và col perdere..
io darei sfogo solo alle qualità artistiche..non ai baby critici o giornalisti..
un bacino,
Perla

Anna 26 ottobre 2009 10:41  

Credo sia molto difficile decidere il destino di un bambino in genere, a maggior ragione quando ha un talento così spiccato per qualcosa. Credo bisogni incoraggiarlo senza pressioni, lasciare che cresca in maniera naturale, non speculandoci su.

vito (grillociarlante),  26 ottobre 2009 11:51  

Anna, era proprio quello che volevo dire, tu lo descritto con il dono della sintesi che certamente hai.

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