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lunedì 26 ottobre 2015

Italian Kingdom: A real portrait of Italians in London su Kickstarter



Qui a Londra mi sento a casa per tanti motivi. Uno tra tutti è il passeggiare per le strade o prendere la metro per andare a lavoro e riconoscere voci familiari, italiane. I numeri parlano chiaro: noi expat alla ricerca di un sogno e un futuro migliore siamo tanti, forse a volte troppi, ma è troppo facile generalizzare, riducendo il fenomeno a pure tendenze socio-economiche.

E' per questo che sono doppiamente orgogliosa di presentarvi il nuovo, bellissimo progetto di Italian Kingdom, che le storie di noi italiani le ha raccontate attraverso le nostre voci, quelle di chi Londra la vive da un po' o è appena arrivato. Un progetto che oggi diventa ancora più potente e grande, raccogliendo 150 storie nel primo volume disponibile attraverso Kickstarter. E voi potete darci una mano.

Vi direi che bastano un click e qualche pound per acquistare il libro, ma in realtà mi auguro che dietro questo gesto ci sia la curiosità di leggere, immedesimarsi, supportarci anche con il cuore. Qui è dove potete farlo concretamente.

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giovedì 8 ottobre 2015

#LondonCalling // Cinema in inglese: 5 passi per imparare la lingua con i film


In questo blog non ha mai parlato di Londra e di come la si affronti nella vita quotidiana. Eppure ci sarebbe molto da dire e sono sicura che in tanti troverebbero questi post interessanti, in vista di un viaggio nella capitale o, perchè no, di un trasferimento imminente. Quindi cari amici, spero con questo post di inaugurare una nuova sezione del blog, che raccoglierà spunti, idee e suggerimenti per vivere Londra al meglio. Navigando su internet troverete una marea di guide su cosa visitare a Londra, quali sono i negozi più alla moda o quali le prime cose da fare una volta arrivati per cercare lavoro. In alcuni casi tratto questi argomenti nella mia rubrica di lifestyle di Italian Kingdom ma qui vorrei concentrarmi su tematiche più insolite, quindi se avete dubbi o curiosità che vorreste soddisfare, scrivetemi nei commenti e il vostro quesito potrebbe diventare l’argomento del prossimo post.

Tornando al tema del giorno, ciò di cui vorrei parlarvi è una mia grande passione, quasi al pari della scrittura e della moda: il cinema. Ho scoperto questo amore parecchio tempo fa e adoro l'idea di acquistare un biglietto, entrare in una sala buia e godermi lo spettacolo, immedesimandomi nelle vite dei protagonisti. In Italia tra i miei record vanto tre film di fila e due bis della stessa pellicola in una settimana. Complice delle offerte sensazionali e un biglietto in ogni caso irrisorio, per anni la mia settimana è stata scandita dalle nuove uscite, dai trailer e da esclamazioni tipo “Uh, lo voglio vedere assolutamente! Andiamoci la prossima settimana!”: il martedì e il venerdì se gli addetti ai botteghini non mi vedevano iniziavano a preoccuparsi, per darvi un’idea!

Il mio incubo è iniziato qui a Londra, dove il costo di un biglietto è simile a tre birre in un pub (e in ogni caso non scende sotto i 10 pound). Per carità, le sale non mancano e sono numerose le catene e i cinema indipendenti sparsi per la città, ma per chi come me i primi mesi di permanenza è stato costretto a pagarsi da vivere facendo lavori non proprio proficui, è un bel problema. In seguito ho scoperto che si può usufruire di sconti interessanti e addirittura, per la catena Cineworld, di una Unlimited Card che con meno di 20 pound al mese ti permette di vedere quanti film vuoi. Per me manna dal cielo! Quindi, una volta arginato il problema del “vorrei ma costa troppo”, non resta che...capire il film in inglese e se non siete da abbastanza tempo per conoscerlo alla perfezione, le prime volte sarà un problema per voi.

In molti, quando tiro fuori l’argomento, mi dicono “Anche a me piace tanto il cinema, ma per vedere un film qui devi essere davvero concentrato e così non è più uno svago!”. E ci sta. Ma se come me amate le nuove uscite e l’atmosfera delle sale cinematografiche, non credete valga la pena tentare? Provate allora a esercitarvi seguendo questi piccoli passi e vedrete che le cose andranno molto meglio:


1. INIZIATE A CASA, CON FILM E TELEFILM CON SOTTOTITOLI - Ciò che vi serve è un po’ di sano allenamento. Iniziate il vostro esercizio a casa, guardando film o serie televisive in inglese. Il web è pieno di file con sottotitoli e guardarli in lingua leggendo cosa i protagonisti dicono in italiano o, meglio ancora, in inglese vi aiuterà davvero tanto. Il vantaggio a casa vostra è di poter mettere in pausa il film o tornare indietro per segnare le parole sconosciute e cercarle sul vocabolario. Basterà un film al giorno per due settimane o poco più per passare allo step successivo.

2. ELIMINATE I SOTTOTITOLI - Una volta che siete più o meno sicuri di voi stessi, vi siete abituati agli accenti, alla pronuncia e al suono di molti termini, togliete pure i sottotitoli e guardate i vostri film in lingua originale. Ancora una volta avrete il vantaggio di poter fermare il film e avere a portata di mano il vocabolario, ma a questo punto dovreste già fare meno fatica a comprendere l’inglese parlato.

3. ANDATE AL CINEMA - Non vi resta che mettervi alla prova andando al cinema. Chiedete a un amico di accompagnarvi, così a fine film potrete confrontarvi e per le prime volte scegliete pellicole poco impegnative, in cui sia possibile concentrarsi più sul contesto che sulla lingua. Questo vi darà ancora per un po’ la sicurezza di poter osservare senza avere il supporto di un testo scritto, nel frattempo continuate ad allenarvi e a prendere dimestichezza con la lingua. Il cervello è infatti paragonabile a una spugna e lavora senza che ce ne rendiamo conto. Abituarsi a dei suoni diversi sarà sicuramente utile alla comprensione e all’assimilazione di nuovi termini.

4. PRENDETE NOTA - Non avrete di certo la possiblità di fermare il film in sala, ma di appuntare velocemente le espressioni o le parole che non conoscete (non tutte, ovviamente!) sì. Scrivetele sul cellulare, le cercherete una volta a casa. Ricordatevi inoltre di riscriverle complete di significato su un quaderno, in modo da costruire un mini vocabolario personale sempre a portata di mano. Le parole nero su bianco infatti aiuteranno la vostra mente a ricordare.

5. ESERCITATEVI - Non vi resta quindi che prenderci gusto e utilizzare le espressioni imparate nella vita di tutti i giorni. In pochi mesi non solo il vostro inglese migliorerà, ma avrete, come me, ripreso una buona abitudine e reso più interessante il vostro tempo libero!

A quando il vostro prossimo film?

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mercoledì 22 luglio 2015

Il caffè a Londra. Se lo volete espresso, non chiamatelo caffè

Immagini via Pinterest
"Più della crisi mondiale, della squadra da tifare o del mantenere la destra sulle scale mobili, se c’è una cosa che divide l’opinione pubblica degli italiani nel Regno Unito, questa è il caffè. Già vi vedo, belli separati in due gruppi: sulla sinistra chi in standing ovation applaude lamentandosi che no, chiamare caffè quella brodaglia inglese è una sacrilega bestemmia; e poi, sulla destra, quanti fingono indifferenza all’argomento perché di solo caffè non si vive. C’è anche il tè. [...]" Continua a leggere il mio articolo qui.

Sono al mio terzo articolo per Italian Kingdom, ve ne avevo già parlato, ma concedetemi di ripetere quanto sia fiera di questo progetto e felice di farne parte. E così a cadenza settimanale, anche tra le pagine di questo magazine online che ha lo scopo di dare volto e voce ai tantissimi italiani a Londra, potrete leggere i miei racconti e appunti di lifestyle. Qui è dove potete trovarli tutti raccolti: questa settimana è toccato dire la mia sul caffè nel Regno Unito. Non migliore, nè peggiore...solo un po' diverso? Che ne pensate?

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mercoledì 1 luglio 2015

Here I am! Per Italian Kingdom ci metto la faccia


Che in questo periodo sia più attiva sui social che qui sul blog, non è di certo un segreto. Sarà il fatto che sono sempre in giro e ho davvero poco tempo per sedermi e fare il punto della situazione, sarà che questi smartphone ci hanno semplificato la vita, ma dall'altra parte rovinato, creando una sorta di dipendenza dalla rete, sarà che Londra ti assorbe in un vortice e devi essere molto bravo ad evitare che ti ingurgiti del tutto, sarà che quella poca buona volontà che mi è rimasta sto cercando di investirla in altri progetti, ma sì, ecco, in questo periodo scrivo poco. E mi dispiace tanto.

Le mie idee e passioni però non le ho mai abbandonate e spesso danno vita a collaborazioni piacevoli che possono svilupparsi in modi inaspettati. Eccomi quindi a scrivere di quanto sia potente la rete, di quanto sia facile, con una sola mail, far nascere qualcosa di bello e di come basti un post per scatenare mille reazioni a catena. C'è stato il lavoro, una nottata di preparativi vari, Copenaghen (sì, Copenaghen, ma questa è un'altra storia!) e il poco tempo per condividere in tempo reale ciò che accadeva, ma ve lo assicuro, l'emozione e la sorpresa di rileggermi e osservare la mia faccia timida e poco fotogenica, è stata indescrivibile, nonostante sapessi che prima o poi il mio racconto sarebbe stato pubblicato!


Non è la prima volta che mi racconto parlando di Londra: ci sono state le prime considerazioni qualche settimana dopo essere arrivata e i soliti pensieri sparsi che da sempre mi caratterizzano, ma stavolta, per Italian Kingdom, è stato diverso, perchè il loro lavoro è diverso. Descriverli come un semplice magazine di lifestyle e intrattenimento sarebbe davvero poco, perchè hanno il grande sogno di dare voce a tutti quegli italiani che come me sono partiti per Londra e per farlo ci mettono  anche i volti. Io dal canto mio li sostengo con entusiasmo e mi auguro di poter dare un piccolo contributo ai loro progetti futuri (a proposito, date un occhio qui al racconto della mia esperienza vissuta grazie a loro al Gelato Festival 2015). 

La parte più divertente del veder pubblicato il mio racconto e averci messo la faccia? Leggere le reazioni dei lettori, scoprire le tante nuove richieste di amicizia, i commenti e soprattutto i messaggi, per la maggior parte di gente sconosciuta, che si complimentava con me e mi ringraziava perchè si rinconosceva in ciò che scritto. Un anno è ancora poco per integrarsi del tutto e dar consigli ad occhi chiusi, ma io sto provando davvero a fare mia questa città. Staremo a vedere cosa accadrà!

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martedì 20 gennaio 2015

Metti un giovedì culturale intorno a Sloane Square e King's Road: Saatchi Gallery + Curzon Chelsea


Tempo e buona volontà. Se avete uno spacciatore di fiducia dove potermene procurare di più mi ci fiondo subito! Perchè il primo dell'anno e settembre saranno pure i periodi decretati per compilare lunghe liste di buoni propositi, e diciamocelo pure, buoni son buoni e ce ne sono fin troppi, ma ne facciamo di continuo e soprattutti quanti ne rispettiamo sul serio? Prendete me: sei mesi a Londra e saranno solo quasi altrettanti i giorni in cui ho deciso di uscire per scoprire nuovi angoli di questa immensa, fantastica e caotica metropoli, vuoi per gli impegni, il lavoro, la ricerca di un equilibrio mentale, poco cambia, potrei fare sicuramente molto meglio. E così la scorsa settimana, complice un giorno off condiviso e l'entusiasmo di un Lui desideroso di staccare un po' la spina, ci siamo concessi un inizio giornata lento e ozioso, un pranzo qui, dove le English breakfast sono decisamente inglesi e i piatti tutti ottimi e deliziosamente profumati di Oriente, per poi fiondarci nel pomeriggio ad esplorare una zona che in realtà è molto vicina alla nostra casa e conosciamo bene: Sloane Square/ King's Road

Ci troviamo in una delle zone più centrali (e ricche) di Londra e Sloane Square, piccola piazza che mozza il fiato per la sua posizione e, nel periodo di Natale, per le mille luci che decorano i suoi alberi, si affaccia sul quartiere di Chelsea, sui suoi palazzi aristocratici e soprattutto su King's Road. Tutto intorno è un pullulare di localini trendy, negozi costosi e gente snob e nemmeno poi così posh. Gli amanti degli acquisti potranno concedersi una tappa da Peter Jones, celebre grande magazzino, ma proseguendo e aguzzando la vista, non potranno non imbattersi nella Saatchi Gallery.


Lontana dalle orde di turisti e molto piu' di una semplice galleria di arte contemporanea, negli ultimi cinque anni si fregia di aver presentato 15 delle 20 mostre più visitate di Londra. La Saatchi Gallery è un mix di sale, collezioni di opere e artisti internazionali tra i piu' cool, irriverenti e originali, nonostante molti di questi siano sconosciuti prima di essere esibiti al pubblico. Io l'ho trovato un luogo estremamente colorato e di grande ispirazione, perfetto per riflettere e giocare, pensare e immaginare nuovi oggetti, mode, idee, mondi, complice la mostra del momento, in esposizione fino al 3 marzo, "Post Pop: East meets West". 250 opere e 110 artisti proveniente da numerosi paesi per un'unica celebrazione della Pop Art, in parte rivisitata, in parte inglobata e riproposta proprio da quelle nazioni che palesemente non hanno avuto niente a che fare con questa corrente artistica. Personalmente mi sono molto divertita nell'esplorare i sei temi e le splendide installazioni che spesso offrono vari approcci e prospettive, e sono più che mai attuali. Non sono poi così brava a descrivere le opere d'arte, motivo per cui vale la pena di vederle con i propri occhi per saperne di più.


La serata si è poi conclusa vedendo "The theory of everything" in uno dei cinema indipendenti Curzon: una quelle sale ancora vecchio stile, dalla hall raccolta e circondata da divanetti e l'ingresso con le insegne luminose bianche e i titoli dei film proiettati a caratteri cubitali neri. Per caso giorni dopo ho scoperto che una petizione prova a salvare le sale di questo cinema a Soho e istintivamente ho sentito la causa anche un po' mia: perchè amo il cinema alla follia, perchè quella sera ho pianto come una bambina per quasi tutta la durata di questo splendido film, perchè nonostante straniera davanti a un film in una lingua che non è la mia, mi sono sentita a casa, perchè è stato il mio primo film in inglese in un cinema di Londra. E si sa, le prime volte non si scordano mai.


INFO UTILI

Saatchi Gallery
Duke of York's HQ - King's Road - SW3 4RY
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 18 / Ultima entrata: 17.30
Come arrivarci: Con la metro, fermandosi a Sloane Square Station, con i bus che fermano su King's Road (11,19, 22, 49, 211, 319), a piedi da Victoria
Ingresso gratuito
www.saatchigallery.com

Curzon Chelsea
206 King's Road - SW3 5XP
Info e prenotazioni: 0330 500 1331
http://www.curzoncinemas.com/cinemas/chelsea/

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venerdì 17 ottobre 2014

A ruota libera



Seguimi su Instagram: annatursi 

Tornando al post sullo shopping e alle scuse per giustificarlo, ecco una piccola parte del bottino della giornata incriminata. Colore predominante: burgundy. Quest'anno si riconferma colore di stagione, soprattutto per me che amo indossarlo perchè si adatta perfettamente alla mia carnagione. Nella foto: borsa, stivali, slip e agenda Primark.


Ho sempre pensato che basta un particolare per rendere speciale un angolo di casa e così, due settimane fa, ho pensato di dare un po' di colore al nostro salotto bianco acquistando una gerbera fucsia che inaspettatamente resiste ancora sul tavolo e fa bella mostra di sé rallegrandomi ogni volta che la guardo. 1.50 sterline e tanta felicità!


Se siete a Londra e amate i mercatini non potete perdervi il mercato di Portobello Road, nel quartiere di Notting Hill, aperto tutti i giorni tranne la domenica a partire dalle ore 9.00. Antiquariato, abbigliamento, usato, ma anche e soprattutto cibo da leccarsi i baffi, frutta, verdura e dolci, tantissimi dolci. Quel krapfen in alto è stato il mio bottino due settimane fa: 50 pence di goduria al cioccolato! Fermata metropolitana più vicina: Notting Hill Gate. 


Perchè i pensieri positivi non sono mai abbastanza e in questo periodo cerco di ripetermi solo cose belle. Ed effettivamente è inutile aspettare il colpo di fortuna o l'opportunità: meglio aiutarlo un po' questo destino, no?


Uno dei miei angoli preferiti a Londra è proprio questo. Immerso nel frastuono turistico di Covent Garden, eppure nascosto, Neal's Yard è una piccola oasi di tranquillità e cultura alternativa e new age. Le case che si affacciano sul "cortile" sono coloratissime e i negozi si dividono tra alimentari "organic" e "veggie", centri olistici di benessere e abbigliamento per surfisti. L'ideale per le vostre domeniche oziose. Fermata metropolitana più vicina: Covent Garden. 


Acquistato senza pensarci troppo durante una passeggiata serale a Notting Hill, ho scoperto mille negozietti che vendono abiti dallo stile vintage e retro. Qui l'aria è ormai fresca e l'inverno si avvicina inesorabilmente: vorrà dire che me lo farò andar bene anche con i collant.

Meno famoso di altri celebri parchi di Londra, il parco di Battersea non ha nulla da invidiare a questi ultimi, anzi, acquista più fascino proprio perchè poco frequentato dai turisti. E' sicuramente uno dei miei parchi preferiti, ospita un piccolo zoo per bambini, un laghetto con delle barche, campi da tennis ed altre attrezzature sportive. Nel parco c'è anche la Peace Pagoda che rende il tutto più caratteristico e d'autunno è splendido per i suoi colori. Fermata metropolitana più vicina: Victoria/Pimlico.


Adoro le colazioni lente che profumano di latte e cornetti caldi. Adoro questa foto, scattata in una giornata perfetta la scorsa settimana. Quella giornata si è conclusa con un taglio di capelli netto da un parrucchiere inglese nel mio quartiere: assolutamente soddisfatta!

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mercoledì 15 ottobre 2014

Per vedere il mondo e guardare dietro i muri: lo scopo della mia partenza per Londra e il paragone con Walter Mitty



To see the world, things dangerous to come to, to see behind walls,
draw closer, to find each other and to feel.
That is the purpose of life.

Thè bollente alla mano, David Bowie e Lorde a farmi compagnia su Spotify e un tavolo bianco candido pieno di scartoffie (la mia amata gerbera fucsia l'ho messa al riparo sul camino), mi godo il meritato giorno off e torno a scrivere dopo una lunga pausa forzata. Perchè stavolta, signori, non è colpa mia o del blocco dello scrittore, ma di un trasloco zona 6-1 e di una connessione internet domestica che tardava ad arrivare, costringendoci ad arrangiarci come potevamo. Divoramento in meno di una settimana di quell'unico giga mensile di connessione su smartphone compreso.

E' un pomeriggio uggioso e dalla mia finestra vedo passare signori tutti di un pezzo con ombrelli e donne che ancheggiano su tacchi ticchettanti; io me ne sto buona buona qui, pensando che è già ora di vestirsi e andare a fare la spesa, almeno per la colazione di domani, che tanto alla cena ho già pensato: burrito! Questo pomeriggio mi ha visto mettere un po' di ordine tra appunti vari e mail e beccare un operatore dall'inglese incomprensibile barcamenandomi comunque in modo abbastanza dignitoso su questioni di soldi e account cancellati e fidatevi, sono soddisfazioni! Forse comincio a realizzare sul serio di aver quasi raggiunto l'obiettivo per il quale da anni mi arrovellavo sulla questione "partire o no per Londra". Sì, perchè non ho desiderato scappare dalla mia città per mancanza di lavoro e la questione dell'imparare l'inglese è ovvia e quanto mai banale: la vera, unica ragione per la quale ho deciso di mollare tutto e venire a Londra era (oltre a un cuore diviso che necessitava di ricongiungersi in qualche modo con la sua metà) ritrovare me stessa. Buttarmi, rinnovarmi, osservare, rischiare e fare figuracce. Avete letto bene: fare figuracce.


Perchè io sono quella che se ne sta buona buona in un angolo, chiede sempre scusa ed è assalita da mille paure, soprattutto di sbagliare, e nel dubbio preferisce stare zitta; solo che così si va avanti a passi da bradipo e io avevo bisogno di una bella botta di vita. Era necessario trasferirmi fin qui per svegliarsi? Per me sì: avevo bisogno di catapultarmi in un ambiente veloce, martellante, a tratti spietato se non stai al passo e soprattutto multiculturale, per vivere la differenza e cambiare. Avevo bisogno di perdere ogni punto di riferimento, fare mille corse per ottenere anche il più misero lavoro, rischiare di rimanere al verde, essere costretta a cambiare marca dei miei prodotti preferiti e chiedere di ripetere più volte le cose che mi venivano dette per rendermi conto che la vita è fatta anche di questo e che se non sei disposto ad accettare il cambiamento non cresci. Ora, non dico che in soli tre mesi sia diventata una campionessa di adattamento e di mentalità aperta, ma gioisco per ogni mio piccolo traguardo (soprattutto quando riesco a farmi capire senza nessun problema o a fare tutto da sola) e sono fiera dei sacrifici che ogni giorno faccio per raggiungere il mio obiettivo. E' per questo motivo che ieri notte, guardando le ultime scene di The secret life of Walter Mitty ho pianto. Se non l'avete ancora visto fatelo, è un film bellissimo. Ho pianto perchè per ottenere devi essere disposto a perdere e per cambiare devi buttarti, perchè, dicendolo con le parole della protagonista femminile del film, "la vita è avere coraggio e affrontare l'ignoto". E le montagne più alte da scalare restano quelle delle proprie paure: una volta eliminate saremmo in grado di fare molto di più. 


Desidero quindi inaugurare ufficialmente un capitolo nuovo di questo blog, visto che ho cambiato vita da un po', vivo in una nuova casa e in un nuovo quartiere, ho un lavoro per pagare le mie spese e sto cercando di inserirmi nel contesto sociale del posto. Ci penso da un po' e sono del parere che le esperienze vadano condivise per essere vissute fino in fondo, ormai è il mio terzo mese qui a Londra e parlando con tanti di voi ho ricevuto richieste di pareri e messaggi di lettori che sperano di raggiungere questa magnifica città al più presto. Così vi dico: io sono qui per ascoltarvi e consigliarvi e anche per proporre, attraverso questo spazio, contenuti sempre nuovi. C'è qualcosa che vorreste sapere in particolare su Londra e vi piacerebbe leggere su Lifestyle Notes? Mi piacerebbe sfruttare il mio blog per raccontare al meglio la mia esperienza, quindi fatevi avanti, attendo vostre! 

P.S: Il tempo qui vola e solo ieri mi sono accorta che sul "CHI E' CHI della moda e del giornalismo" quest'anno ci sono anch'io con Lifestyle Notes! Un piccolo riconoscimento che emoziona e riempie di orgoglio!

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domenica 10 agosto 2014

(Quasi) Un mese a Londra: riflessioni contorte, bilanci più o meno attendibili e aspettative future


"O la va o la spacca. Em, ormai ci conosciamo da cinque o sei anni, ma siamo diventati «amici», lo sai, da almeno due anni, che non sono un'eternità ma ormai credo un po' di conoscerti e di sapere qual è il tuo problema. E sappi che ho passato antropologia per il rotto della cuffia, perciò parlo con cognizione di causa. Se non vuoi sapere la mia teoria, piantala di leggere.
Bene, ecco qua: mi sa che tu hai paura di essere felice, Emma. Forse pensi che il corso naturale delle cose è che la tua vita sia triste, grigia, cupa, e che ti porti a odiare il tuo lavoro e dove abiti, rinunciando al successo o ai soldi o, Dio ce ne scampi, a un ragazzo (piccola digressione: ti avverto che essere bruttini è un atto di autolesionismo, si diventa noiosi). Arrivo a dire che in realtà secondo me ci provi gusto a essere insoddisfatta e a rendere al di sotto delle tue capacità perché così è più facile, vero? Insuccessi e infelicità...E' più facile così perché puoi scherzarci sopra. Ti scoccia sentirtelo dire? Scommetto di si. Be', siamo solo all'inizio. [...]
Em, non ti capisco: sei giovane, sei praticamente un genio, eppure la tua idea di divertimento è concederti il lusso di un bucato. Be', io penso che meriti di più. Sei sveglia, spiritosa, gentile (fin troppo, se vuoi sapere la mia opinione) e di gran lunga la persona più intelligente che abbia conosciuto. E (altra sorsata di birra, prendo fiato) sei anche una donna bellissima. E con questo (altra sorsata) voglio dire che sei anche «sexy», anche se scriverlo mi fa una certa impressione.
Be', non ho nessuna intenzione di farci sopra uno sgorbio perché è politicamente scorretto dire che una donna è «sexy», e per la semplice ragione che è la pura verità. Sei uno schianto, vecchia carampana, e se potessi farti un unico regalo per tutta la vita che ti resta sarebbe un'iniezione di fiducia. Abbi fiducia in te stessa. Un'iniezione di fiducia o una candela profumata, scegli tu."
(David Nicholls, One Day)
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17.50, orario italiano. Per ricordarmi da dove vengo e che prima o poi vi ritornerò. E' una domenica oziosa in pigiama, mentre fuori pioggia e sole giocano a rincorrersi. Il giusto tempo per riflettere, anche sul fatto che forse è il caso di tornare a scrivere. Caspita quanto mi manca scrivere! Nel frattempo qui a Londra bisogna sottrarre un'ora e io mi domando quante cose sarò in grado di fare durante questo tempo e se mai riuscirò a scrivere questo post tutto di un fiato. Perchè raccontarsi è per me facile, un po' meno se ho problemi di spazio e caratteri. A cosa sto pensando di preciso? Che sono contenta di aver finalmente deciso di arrendermi ai cambiamenti, perchè nulla è per sempre eccetto questi. Penso che se qualcuno mi chiedesse di descrivere il mio stato d'animo al momento, gli direi che è come se fossi su un'altalena: tra alti e bassi, di emozioni soprattutto. Rischio vertigini sempre in agguato. Penso che tra nove giorni sono due mesi esatti di follia assoluta, iniziata con la prenotazione di un volo per Londra, mille punti interrogativi e due valigie abbastanza pesanti, continuata con una splendida esperienza vissuta, un altro volo verso casa, una pausa di mare e amici e poi ancora un volo che mi ha riportato nel Regno Unito, questa volta definitivamente o almeno per un po'.

E dopo quasi tre settimane di sbattimenti, incertezze se restare o no, corse in metro, pause mozzafiato guardando la città col naso in su, chilometri macinati alla ricerca di un lavoro e pratiche burocratiche da sbrigare, solo oggi ho deciso di aggiornare la mia città attuale sui social network, non per farmi bella, ma perchè magari porta bene e finalmente ci credo fino in fondo. Perchè avevo immaginato il momento della partenza in mille modi, mille volte, ma mai avrei pensato che sarebbe arrivato, ancora più assurdo poi, immaginare la mia vita qui. Non so quale sia esattamente il meccanismo che fa seguire l'azione ad un pensiero, so solo che per tanto tempo mi sono detta "Ho voglia di trasferirmi, di vedere nuovi posti e fare nuove esperienze", ma mi è sempre mancato il coraggio e quel pizzico di incoscienza (o forse di presa di coscienza) che trasforma quella che sembra la più grande cavolata nel più bel regalo che potessi farti.



E così, improvvisamente, tutto diventa più facile e chiaro: ti sei buttata, e già questo è metà dell'opera, e tutto quello che senti non è paura del vuoto e di schiantarsi al suolo, ma voglia di toccare l'acqua e godersi il vento tra i capelli durante il tragitto. Ed io avevo bisogno esattamente di questo. Di questo, dell'imparare a fare figuracce e di migliorare il mio inglese. Anche a costo di dover lasciare un lavoro importante nella mia città e di vivere nell'incertezza. Anche a costo di lavorare come cameriera, commessa o cassiera per i primi tempi, in attesa di ambientarsi. Dopo tre settimane ho così realizzato che è non è cosa da tutti e mi sento più coraggiosa e sicura. Perchè i "non ce la faccio" solo in pochi casi corrispondono a verità e la maggior parte delle volte sono solo scuse che inventiamo per tenere a bada noi stessi e per non affrontare le paure. Non so ancora se vincerò mai le mie, ma ci sto provando.

Sto provando a ritrovare la mia individualità, a gestire gli imprevisti e ad improvvisare, a uscire di casa perchè c'è una metropoli dannatamente bella là fuori e con mille posti ancora da scoprire. Sto provando ad accantonare la parte più introversa e impacciata di me e sto cominciando a buttarmi, ad andare per prima e sola, a chiedere, anche se il mio inglese non regge, a fare colloqui, anche improvvisando con la lingua. Non sempre vinco, ma buttarsi nella mischia è sempre meglio di stare fermi.


I giorni trascorsi poi non sono sempre stati belli: i primi tempi in un posto nuovo tutto è splendido, è vero, ma basta un attimo di incertezza e un brutto momento a buttarti giù e farti desiderare di tornare in un posto sicuro e caro. Io di brutti momenti e ansia ne ho avuti un po' e ancora tanti ne avrò, ma quando mi capitano cerco un posto a caso non ancora visto e mi ci fiondo, osservo tutta quella gente accanto a me che mi sfiora, incrocia e sorpassa e penso che non sono sola e che forse, con tanta grinta e impegno, anch'io potrò farcela.

Era proprio necessario venire a Londra per capirlo e (provare a) cambiare? Per me che faccio le cose sempre e solo quando mi sento pronta, in grado e certa, sì. Per me che dico "Ok lo faccio" e poi mi tiro indietro, poi mi vengono mille dubbi e torno sui miei passi, sì. Per me che sono un'insicura cronica, altruista e poco propensa all'idea che possa essere all'altezza di qualcosa, sì. Perchè ho bisogno di cadere, fare figuracce, accettare l'idea di sbagliare forma, termini e frasi in inglese per i primi tempi, perchè ho bisogno di abbandonare le certezze di una vita e l'idea che tutto sia per sempre, perchè ho bisogno di capire che i "no", le porte sbattute in faccia, i rifiuti, gli abbandoni non sono sempre negativi, e se sei caparbio, volenteroso e paziente, fidati, prima o poi ce la farai.

E mi viene in mente una frase, "L'unica cosa che separa te dal tuo obiettivo è la stronzata che continui a raccontare a te stesso, per dirti che non puoi farcela", di Felix Baumgartner, scritta sul suo blog prima di lanciarsi in caduta libera dalla parte superiore della stratosfera a 39045 metri di altezza qualche tempo fa. Ecco, io credo che di cavolate ce ne raccontiamo tante, per paura, vigliaccheria o forse solo perchè è più facile piangerci addosso e io non voglio essere così, voglio dichiarare guerra aperta ai finti muri di paure e "non posso", "non ce la faccio" "è impossibile", "inutile provarci". Voglio sfidarmi e sfidare la sorte. Questo e godermi Londra, ormai così piena di italiani che non puoi sentirti solo. Londra che o la ami o la odi e io la amo dannatamente e non so spiegarmelo, o forse sì. La amo perchè è incasinata e casinista, lunatica e controversa come me e perchè è una bella botta di vita, a volte dosata male e con eccesso, ma sicuramente un'esperienza da vivere almeno per una volta.

Non so cosa sarà di me i prossimi giorni, mesi, anni, so solo che semmai qualcuno in futuro dovesse chiedermi "E' questa la vita che sognavi?", vorrei poterlo guardare dritto negli occhi e con un sorriso dirgli che non ho rimpianti e che sono felice. Vorrei potergli dire di aver amato incondizionatamente persone e luoghi e di essermi messa sempre in gioco per migliorarmi. Di aver sognato ad occhi aperti, perchè se li chiudi perdi di vista l'obiettivo e di aver agito. Di essermi persa, ma volutamente, perchè il viaggio è più bello se ci sono luoghi nuovi e nascosti da scoprire. Di essere stata ferma, sì, così ferma da farmi venire crisi di panico, ma dopo un po' di aver preso una direzione, una qualsiasi, anche se questo significava lasciare lavori, affetti, posti. Di aver trovato me stessa, l'essenza del mio cuore e di aver visto che in fondo non sono poi tanto male. Di essere finalmente felice. Anche se la strada è tanta e in salita.

Intanto mi godo il viaggio e guardo l'orario: sono le 19.20 (orario sempre italiano): missione (quasi) compiuta. Almeno per oggi.

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